22 settembre 2008

ORA E SEMPRE RESISTENZA

Quando il relativismo smette di essere un approccio critico dialettico libero da dogmi e si trasforma in nichilismo valoriale;
quando la costituzione smette di essere la bussola ideale e programmatica dell'azione delle istituzioni e diventa un reperto archeologico da superare;
quando i contenuti smettono di essere l'elemento differenziale tra i partiti, e i partiti si riducono a strumenti di gestione del potere il cui fine essenziale è la loro stessa perpetuazione;
quando il voto popolare è sempre più condizionato dai mass-media e si trasforma da voto d'opinione a voto di scambio;
quando la politica si trasforma in "video politica" e l'elettore in "video bambino" che vota sulla base di suggestioni mediatiche superficiali;
quando la risposta all'offensiva del terrorismo internazionale passa per delle gravi limitazioni delle libertà civili e delle garanzie giurisdizionali;
quando le continue invasioni del potere esecutivo nel legislativo e nel giurisdizionale mettono in crisi la tenuta democratica e ci avvicinano all'immoginario di un regime dolce e dai tratti smussati;
quando Gentilini, come in questo video, parla di rivoluzione intendendola come scardinamento dei principi fondamentali su cui si basa la nostra repubblica;
quando l'indignazione cede il passo all'indifferenza;

quando assistiamo a tutto questo il nostro grido deve levarsi piu forte del mormorio continuo di chi ha chinato il capo:
ORA E SEMPRE RESISTENZA!



Vincenzo Cusumano

21 settembre 2008

L'OTTAVO NANO

Il ministro Brunetta con evidente slancio di autoironia ha invitato tutti a spedire le vignette più satiriche sulle sue iniziative al sito del ministero della pubblica amministrazione.Questa è a mio giudizio la più divertente.




Vincenzo Cusumano

20 settembre 2008

Abdul, 19 anni, Milano, Italia

Era italiano, ma non era bianco.
Se invece di chiamarsi Abdul si fosse chiamato Marco, forse, le sprangate non sarebbero arrivate.
Ma il diciannovenne ucciso nell’alba più grigia di Milano era originario del Burkina Faso, aveva la pelle color ebano e gli occhi grandi.
Due italiani hanno aggredito lui e i suoi amici, John e Samir. Nemmeno John e Samir erano bianchi.Li hanno assaliti accusandoli di aver rubato dei biscotti. Dall’accusa alla lite. Dalla lite alla rissa. Dalla rissa all’omicidio. John e Samir hanno corso più veloce di Adbul.
Colpito a sprangate dal più giovane degli aggressori, Abdul, quel “ladro, negro di merda”, è morto, dopo essere stato portato all’ospedale. Dopo sette ore e mezza di agonia.
Una lite banale sfociata in tragedia?
Forse.
Il Sindaco di Milano Letizia Moratti ha voluto sottolineare come "questo genere di comportamenti e atti di tale crudeltà non appartengano ai milanesi e alla nostra comunità, per storia evocazione aperta invece alla tolleranza, alla accoglienza e alla convivenza civile".
Sta di fatto che nella tollerante e accogliente Milano, come in tante altre tolleranti e accoglienti città italiane, gli episodi di violenza a sfondo razziale stanno diventando così frequenti da rendere impossibile classificarli semplicemente come storie di ordinaria follia.
Le gocce, poco a poco, scavano le rocce.
Lentamente, inesorabilmente, profondamente. Dall’insulto all’aggressione, dal pregiudizio alla persecuzione. Il “diverso” che minaccia, che non vale quanto noi, che merita la “tolleranza zero”.
La stessa di cui si riempiono la bocca i nostri politici, dopotutto.
Certo, non che qualcuno dei nostri ministri arrivi a dire che si possano offendere, mortificare e aggredire i "diversi".
Non c'è nessuno, tra coloro che hanno personalità e sani principi, che pensi che quegli slogan roboanti, quegli inni alla “tolleranza zero”, incoraggino e giustifichino comportamenti criminali.
Ma non tutti hanno personalità e sani principi.
C’è anche chi, passata la vita a lubrificare i muscoli, a coltivare pregiudizi, grazie a quegli slogan si sente incoraggiato o giustificato ad agire.
La deriva potrebbe non essere così lontana; le rocce, prima o poi, franano sempre.


Giulia Cusumano (articolo 21)

18 settembre 2008

Andreotti, Dell'Utri, Cuffaro: grazie a Blu notte che ci aiuta a non dimenticare.

Grande puntata di BLU NOTTE qualche sera fa.

Siamo da tempo il paese della mistificazione del presente e della rimozione del passato.

E' giusto quindi che qualcuno ci rinfreschi la memoria sulle cose che sono accadute.

Anche quando sono accadute da così poco tempo e sono così vergognose da immaginarle indelebili e indimenticabili.


Ma siamo ormai diventati il Paese dei Campanelli, il paese in cui è facile dimenticare i torti e le umiliazioni subite perchè, più che la vigilanza della memoria, conta il quieto vivere ( dei giornalisti che tengono famiglia e dei sudditi narcotizzati dall'informazione di regime).

Fa bene allora Lucarelli, magistrale conduttore di Blu notte a ricordarci da par suo

1) che Andreotti è stato assolto dal reato di collusione mafiosa per gli anni fino al 1980 solo per prescrizione ( avendo la sentenza della Cassazione ritenuto provato, fino a tale data, il rapporto organico tra il pluripresidente del consiglio e l'onorata società)

2) che Dell'Utri non è solo un elegante bibliofilo e un formidabile organizzatore di forze di vendita prima e di partiti poi,

3) che Vittorio Mangano non era solo uno stalliere

4) che Totò Cuffaro, per sette anni Governatore della Sicilia, già da giovane aveva deciso da che parte stare, quando al Costanzo Show insultava Falcone, sostenendo che le sue indagini sulla mafia infangavano il buon nome della Sicilia.

Fa bene Lucarelli a farci risentire la telefonata con la quale Silvio Berlusconi, oggi nostro presidente del consiglio, invece di correre a denunciare alla polizia un estorsore mafioso ( lo stesso che aveva ingaggiato come stalliere) , si limitava a definire "affettuosa" la bomba di avvertimento esplosa davanti alla sua villa.

Grazie a quei pochi, sempre meno, che ci aiutano a non dimenticare.


Vincenzo Cusumano

8 settembre 2008

7 settembre 2008

NESSUNO TOCCHI WALTER

L’ultimo è stato Arturo Parisi, che ha accusato Veltroni di essere un leader peggiore rispetto a Berlusconi. Ma prima di lui era venuta la nascita di correnti e correntine all’interno del partito, miranti a difendere i più svariati interessi personali. E, per un Parisi che col suo solito tono provocatorio, attacca frontalmente, vi sono altri leader di partito che, al coperto di dichiarazioni di stima al segretario, lavorano giorno e notte alla sua delegittimazione.
Ed allora io dico basta
Dico basta e domando a questi signori: cosa sarebbe il partito senza Walter Veltroni? Quale è l’alternativa? Perché la verità è che non c’è alcuna alternativa.
Il Pd è nato con Veltroni, grazie a lui ha coinvolto milioni di persone nelle primarie del 14 ottobre, con lui ha rinnovato, almeno parzialmente la vecchia classe dirigente di Ds e Margherita.
Veltroni ha guidato il partito ad una tornata elettorale difficilissima, maledettamente vicina alla nascita del partito. Senza organizzazione, senza nemmeno un chiaro contesto valoriale, ma soprattutto segnati dalla negativa esperienza del governo Prodi, soprattutto in termini di consenso.
Nonostante che la sconfitta fosse pressoché certa, la candidatura di Veltroni ha creato un grande entusiasmo, dando l’idea di una possibile rimonta. Rimonta che purtroppo non c’è stata, o c’è stata soltanto in minima parte. E questo è un problema, uno spunto su cui riflettere, emblematico della distanza fra la sinistra ed il paese. Ma non mi si dica che la colpa è tutta di Veltroni, che ha combattuto con valore una battaglia che tutti davano per persa, limitando i danni.
Il punto più importante è d’altra parte questo: il Pd è in crisi, in grave crisi. Se ne esce tornando al partito degli apparati? Se ne esce con dieci correnti contrapposte? Se ne esce con i signori delle tessere che si spartiscono i posti?
Secondo me se ne esce continuando sulla strada delle primarie e del rinnovamento. Insomma, non con meno Veltroni., ma con più Veltroni. E questo, si badi, non vuol dire inibire il dibattito interno: le opinioni contrarie al segretario sono ben accette e possono anzi essere un buono stimolo per la discussione, ma devono essere esplicite e portate al voto negli organismi preposti. Eventualmente, si vada ad un congresso per risolvere una volta per tutte la questione del leader. Ma basta, basta, basta correnti e giochetti sotto banco. Basta delegittimare il segretario. Perché a forza di tirarla, a volte la corda si spezza. E se si spezza, saranno dolori per tutti, anche per i signori delle tessere.


Matteo Corbo

5 settembre 2008

Quattro passi per avere fiducia

«La fiducia» scrisse Hannah Arendt «non è una vuota illusione, e alla fine, è l’unica cosa che può far sì che il nostro mondo privato non diventi un inferno».
La fiducia, allora, è insieme qualcosa di concreto ed essenziale. Non possiamo farne a meno. Se non l'abbiamo, dobbiamo inventarcela.
Tra i vialetti e gli stand della prima festa del Partito democratico sono in cerca di motivi di fiducia. Non sono la sola: una sparuta processione di volti conosciuti da una vita, nelle sezioni, nei dibattiti, nelle file per le primarie. Un anno fa, in questo inizio di settembre era cominciata l’organizzazione dell’evento che avrebbe eletto Veltroni primo segretario del nuovo partito. Poi è accaduto di tutto: stesse facce al vertice, parlamentari nominati e scelti dalle correnti, elezioni straperse, e un governo di destra, pericoloso e imbroglione. Prospettive? Zero o giù di lì.
Voglia di reagire, non ne parliamo. Opinione pubblica, preoccupata del bene comune, inesistente, secondo la discussione innescata da Moretti.
«Prima o poi dovremo rassegnarci a fare l’opposizione» ci dice un depresso Altan nella sua ultima vignetta.
Forse non è qui che si deve venire a cercare fiducia e speranza. Qui sono anche fisicamente riconoscibili gli scontri estivi fra amministratori e responsabili politici del Pd. Si aspetta Veltroni, tra qualche giorno, reduce dalla speranza americana, a ridare qualcosa a questa gente, che nell’attesa concede il suo applauso a Antonio Di Pietro per la sua posizione sulla giustizia. Consoliamoci pensando che le feste di partito contano sempre meno, sostituite da manifestazioni diverse, come, dice “Il Corriere della sera” i dibattiti culturali di Cortina. Anche se è noto che la perla delle Dolomiti non è proprio la vacanza alla portata della classe operaia. Che per altro non c’è più, o è talmente preoccupata da altre cose essenziali per sopravvivere che difficilmente avrebbe voglia di ispirarsi all’ombra delle Tofane.
Ma, dice Hannah Arendt, della fiducia non si può fare a meno.
Provo a dire alcune cose che mi ridarebbero fiducia.
1): la certezza e dunque una solenne riaffermazione, che, come ha detto Gustavo Zagrebelsky a luglio, nell’incontro milanese di Libertà e Giustizia «non si può barattare un principio con una presunta utilità» e dunque che sui principi bisogna essere «fermamente intransigenti», pretendendo il rispetto dei «fondamentali della democrazia». Non usciremo da questa crisi di fiducia, di speranza, di assenza di opinione pubblica se penseremo che questo è il tempo di compromessi sui principi.
2): L’opposizione alla non-cultura del governo Berlusconi deve essere decisa, forte, visibile. Qualcuno pensa che Barack Obama avrebbe vinto le primarie o avrebbe chance nella corsa alla Casa Bianca se non avesse indicato chiaramente in Bush e in Mc Cain l’avversario da sconfiggere per il bene del Paese, se non avesse specificato punto per punto la differenza del suo progetto sociale e politico, se non avesse approfondito e non appianato il solco tra lui e l’altro? Se Obama non vincerà non sarà certo per il coraggio con il quale ha attaccato, ma per il colore della sua pelle. Ma io credo che vincerà e dimostrerà al mondo che cambiare si può.
3): l’opposizione deve essere “radicata” deve cioè poter contare su un partito che c’è, ed è radicato. Ma un partito non si radica sull’aria, ha bisogno di un terreno culturale, politico e soprattutto programmatico che per ora non c’è, e questo semplice fatto lo dicono tutti i leader del Pd. Serve tanto per cominciare un’agenda delle priorità. Quali sono le priorità del Pd per le settimane, i mesi a venire? Andrà dietro ai folli disegni del governo, penso alla giustizia ma non solo: federalismo cialtrone, scuole cancellate (e dove andranno a scuola i bambini che vivono in aree poco popolate? Li deporteremo tutti, o diremo che tornino a badare alle pecore, che la scuola è per i figli dei benestanti e basta?).
4): cercherà, il Pd, di riconquistare, Costituzione e regolamenti alla mano, un po’ di dignità e di potere al Parlamento o consentirà il progressivo impoverimento nel nome della rapidità delle decisioni e degli accresciuti poteri del Premier?
Ditelo, fatecelo sapere. Non solo perché è necessario a voi, a noi, per esistere e resistere.
Perché quel 25 ottobre che non arriva mai e che arriverà comunque quando i guasti maggiori saranno già stati compiuti, vorremmo anche noi cittadini depressi poter dire «Basta!» come lo ha detto Barack Obama. E trovare qualcosa di solido, la fiducia, appunto, per non tornare ai pomodori dietro casa (come ha detto Concita, a cui mando oltre al mio scontato affetto, quello di tutta Libertà e Giustizia).
Dopo la fine delle ideologie e poi dei partiti della prima Repubblica c’è stata la percezione che anche i principi fossero disponibili: giustizia uguale per tutti, diritti civili, dignità del lavoro, separazione dei poteri, libertà di opinione e di informazione. Come direbbe Obama, Berlusconi «just doesn’t get it», cioè non ne capisce nulla o non gliene importa nulla. Oppure ne capisce anche troppo e sa che su questo vuoto di diritti lui può fondare il suo potere forte. Perché tanto gli italiani non se ne accorgono nemmeno, presi come sono dalla difficoltà di arrivare alla terza settimana del mese o di programmare il futuro dei figli.
La fiducia, non dobbiamo perderla, affinché il nostro mondo privato non diventi un inferno. Ma nemmeno questo interminabile purgatorio è augurabile a chi sia riuscito a salvare un po’ di speranza.


Laura Bonsanti (Libertà e Giustizia)

3 settembre 2008

Pizza Alta Padovana

WHAT, WHERE, WHEN, WHO
Giovedì 25 settembre: PIZZA GIOVANI DEMOCRATICI dell'ALTA PADOVANA


Vi aspettiamo giovedì 25 settembre, ore 20.30, alla pizzeria Marechiaro di Cittadella (che si trova appena fuori da porta Treviso, davanti alla scuola media Luigi Pierobon).



WHY
"Il cambiamento può venire dal potere di molti, ma solo se i molti si uniranno insieme a formare una forza invincibile... la forza del singolo" (The power of one, regia di John G. Avildsen).

Vabbè, forse questo sembra più un incitamento stile "liberté, egalité, fraternité", mentre magari per invogliare a mangiare una pizza, in genere, basta dire che è molto buona ed eventualmente che costa poco -ed infatti vi invitiamo a mangiare una pizza che è molto buona e il prezzo è buono.

L'invito avrebbe potuto concludersi così, se l'altro giorno non avessi chiacchierato con un ragazzo/uomo (25 anni, insomma), il quale sosteneva che tanto i soldi girano sempre tra i soliti ricchi, specie petrolieri, che chi ha il potere sono i soliti pochi e tanto è tutto uguale e che non si può fare niente, perché chi non ha né soldi né potere non può che fare cose a cui è obbligato, che quando privatizzeranno l'acqua non ci sarà più niente da fare etc etc.. Insomma, quell'atteggiamento un po' superficiale, un po' menefreghista, un po' fatalista che io in genere chiamo: "voglia zero di impegnarsi in prima persona e tanta voglia di lamentarsi per niente", ma che in questo caso mi ha colpito particolarmente perché lui era VERAMENTE convinto di quello che diceva: era cioè convinto che esistano persone di serie A e serie B e che questa situazione sia immutabile. E convincere i ragazzi-uomini che fai parte dei pochi che decidono oppure sei uno di quei "singoli" che non hanno un minimo di "potere personale", il cui impegno è inutile perché tanto le cose non si possono cambiare, è una di quelle imprese che la mafia è riuscita sempre a compiere e dal quale sola ha tratto vantaggio. E sappiamo bene che la mafia non è un problema solo del Sud Italia.
Così, mentre a livello nazionale c'è un po' di confusione all'interno di questo Partito nuovo, fare veramente gruppo a livello locale, provinciale e regionale diventa l'unico modo per dare a questo partito davvero una "forza invincibile, formata dal potere di molti".Ho sentito parlare spesso della necessità di incontrarsi, ascoltarsi, dialogare, formarsi... Credo che quest'anno sia venuto per l'Alta Padovana il momento di fare la sua parte, iniziando magari con un po' di mozzarella e pomodoro, magari continuando con incontri di formazione comune, di incontri pubblici organizzati insieme e tutto quello che sarà necessario affinché 'sto partito/giovanile sia sì radicato nel territorio, ma soprattutto affinché diventi il mezzo grazie al quale le idee e la voglia di fare del ragazzino di Carmignano o della ragazzina di Onara diventino un ricchezza anche per chi abita a Montagnana (e viceversa, chiaramente).



VI ASPETTIAMO!


Laura Frigo


P.S.: se non avete mai visto il film citato, guardatelo!"
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