21 ottobre 2008

Signore e signori buonanotte

Signore e signori, buonanotte
Film satirico italiano, del 1976 diretto a più mani.
Il tema centrale del film è una satira di una ipotetica giornata televisiva, di cui fa parte un altrettanto ipotetico tg3 (che all'epoca ancora non esisteva) che rispecchia i disastri italiani. Suddiviso in vari episodi, con il tg3 a fare da filo conduttore, è stato diretto in forma collettiva, ovvero non è stata resa nota la paternità dei singoli contributi
Il film si iscrive nel florido filone della commedia all'italiana, in particolare si riprende il filone "cattivo" di cui fanno parte film come I mostri. Gli obiettivi della satira riguardano praticamente tutti gli aspetti della società italiana, in un momento particolarmente difficile per il nostro Paese.

Da Wikipedia

Proposto da
Matilde Bastianello

20 ottobre 2008

La “Riforma Gelmini” e la reazione dei Giovani Democratici

Con il Decreto Legge 137 del 1 settembre 2008 il Governo ha introdotto nell’ordinamento della istruzione delle modifiche che possiamo così sinteticamente illustrare:
  • Per la scuola primaria il punto principale è l’introduzione del maestro unico. E’ abbastanza facile sospettare il motivo che ha spinto il Governo ad optare per questa nuova linea educativa nell’infanzia nel tentativo di attuare una minore spesa pubblica. Di fatto la riduzione dei suddetti, l’aumento degli alunni ad una media di 32/33 per classe e la diminuzione dell’orario scolastico a 24 ore a settimana, porteranno sicuramente ad una penalizzazione della qualità della scuola. Preoccupa inoltre la chiusura delle piccole scuole di provincia (circa 2000 in tutto il territorio) che renderà più difficile l’accesso alla scuola primaria. L’eliminazione del tempo prolungato sarà inoltre un ulteriore difficoltà per le famiglie.
  • Nelle scuole secondarie di primo e secondo grado il principale tema di discussione è sicuramente l’introduzione del voto di condotta. La Riforma prevede che venga espresso in decimi e attribuito collegialmente dal consiglio di classe, che concorra alla valutazione complessiva dello studente e che determini, se inferiore a sei decimi, la non ammissione all’anno successivo. Questo forse vuol’essere un nuovo aspetto sanzionatorio della scuola, non più informativo ma formativo, lasciando il dubbio se gli aspetti formativi non particolarmente valorizzati nella attuale scuola debbano iniziare da quest’aspetto.
  • I punti salienti della Riforma riguardanti l’Università sono i seguenti: la laurea in scienze della formazione primaria avrà valore di esame di Stato e abiliterà all’insegnamento nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria; nei prossimi cinque anni verranno tagliati 1.500 milioni di euro alle Università, e verrà attuato il blocco delle assunzioni (due assunzioni ogni dieci pensionamenti) ed è previsto, aspetto ancora più grave, l’aumento delle tasse degli studenti per ripianare il taglio dei finanziamenti. Questo ripristina un accesso alla istruzione come privilegio sulla base dello stato economico, e lascia le Università in mano ai privati per le necessità di finanziamento.
  • Un altro punto discutibile è la considerazione del nuovo Governo per la scuola privata; le sue ultime affermazioni sono state le seguenti: “ La scuola è sempre pubblica, sia quando è gestita dallo Stato, sia quando non lo è. E di conseguenza credo che noi dobbiamo adoperarci per elevare la qualità media della scuola, sia essa statale o non statale”. Il modello cui si riferisce è la cosiddetta dote data agli studenti dallo Stato approvata dalla regione Lombardia, vogliano essi frequentare una scuola pubblica o una privata. Ma con quali fondi il Ministro intenda aiutare le famiglie che optino per una scelta educativa differente non è ancora chiaro. La tendenza verso la scuola privata si spiega anche con l’affermazione del Ministro di voler trasformare le scuole in “fondazioni private”, in modo da renderle ancora più autonome dal punto di vista economico e organizzativo. Lascia aperto il problema se quelli che sono di fatto servizi alla persona possano essere gestiti con modalità che sono proprie di strutture orientate al profitto economico.
  • L’aspetto più grave dell’intera Riforma sono infine i tagli che il Governo ha previsto per il prossimo triennio: oltre a quelli previsti per l’Università, circa 8 miliardi di euro verranno sottratti alla scuola primaria e secondaria (e anche qui non è chiaro dove verranno reinvestiti) e ci sarà la riduzione di 87.341 insegnanti e 42.500 addetti Ata, oltre che al blocco delle immissioni in ruolo e l’aumento così dei precari. Superfluo menzionare i tagli agli stipendi e ai fondi di produttività che premiano il merito di docenti, ricercatori e personale tecnico.

Dopo una valutazione attenta del documento legislativo emergono quindi spontanee talune considerazioni; innanzitutto è chiaro come questo Governo, conformemente ai precedenti, non abbia deciso di investire sull’istruzione e abbia proposto modifiche sostanzialmente inutili o addirittura dannose. La scuola non dovrebbe essere fonte di denaro per investimenti in altri settori: dovrebbe essere migliorata, incrementata, spinta ad arrivare agli standard europei che ormai sono raggiunti solo dalla scuola primaria per quanto riguarda il livello qualitativo.
Il voto di condotta dimostra solo come di fronte alla gravità della situazione sociale italiana nelle scuole il Governo invece di pensare a programmi educativi attivi sin dalle scuole primarie per prevenire i comportamenti a rischio, aiutare i bambini soggetti a violenze e assistere gli stessi “bulli”, diminuisca gli insegnanti di sostegno garantiti dall’articolo 38 della Costituzione ("Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale") e ripieghi su un semplice voto. L’Università e l’ambito della ricerca sono ulteriormente penalizzate, relegando all’Italia un ruolo ancora più marginale e per gli studenti sarà sempre più difficile pagarsi gli studi, posticipando ulteriormente la condizione di autosufficienza e dovendo pesare più a lungo sulle famiglie.
Ma ciò che più pesa su questa Riforma è stata la sua attuazione: il 1 agosto 2008, senza consultare le parti sociali e gli studenti, in un periodo chiamato a ragione “morto” per la scarsa affluenza in Parlamento. Non si parla più di Riforma, ma di un unico grande Taglio: alle risorse economiche della scuola, alle assunzioni, ma soprattutto è la chiara negazione del diritto di ogni studente ad avere una scuola di qualità, ma soprattutto pubblica.

Matilde Bastianello

17 ottobre 2008

SCUOLA: LA LEGA INVENTA LA “DISCRIMINAZIONE TRANSITORIA POSITIVA”

La Lega Nord ha ormai imparato quel linguaggio contorto e bizantino chiamato politichese, e lo utilizza con perizia ed arroganza. Abbandonati gli accenti padani e le espressioni colorite che hanno fatto la fortuna del movimento politico di Bossi e Calderoli, i rampanti deputati col fazzoletto verde, dopo un lauto pranzo a base di abbacchio, carciofi e vini dei Castelli Romani, hanno proposto a Montecitorio un ordine del giorno per separare il percorso scolastico degli immigrati da quelli degli studenti italiani. Vediamo ad esempio cosa scrivono nelle premesse del documento approvato dall’Aula:
"La scuola italiana deve essere in grado di supportare una politica di «discriminazione transitoria positiva», a favore dei minori immigrati, avente come obiettivo la riduzione dei rischi di esclusione". Confesso che un brivido percorre tutta la schiena ogni volta che leggo queste tre parole “discriminazione transitoria positiva”…Ma non voglio usare gli argomenti dell’ideologia, del pensiero riformista e moderato, naturalmente avversi a proposte del genere. Per contestare la proposta leghista vorrei usare uno strumento assai piu’ semplice e diretto, il buon senso.
Vediamo innanzitutto di tradurre l’idea leghista: "al fine di ridurre la possibilità di esclusione e discriminazione dei minori immigrati, riteniamo opportuno…escluderli e discriminarli fin da subito!" Bel modo di ragionare. Non solo dal punto di vista rigorosamente logico l’affermazione risulta una tautologia palese, ma anche dal punto di vista sociologico tale posizione non è supportata da alcuna evidenza empirica o scuola di pensiero.
Cerchiamo ora di entrare nel cuore dell’ordine del giorno per comprendere quali assurdità siano state proposte
1) il documento impegna il Governo "a non consentire in ogni caso ingressi nelle classi ordinarie oltre il 31 dicembre di ciascun anno, al fine di un razionale ed agevole inserimento degli studenti stranieri nelle nostre scuole". Supponiamo quindi che un immigrato giunga legalmente nel nostro paese il 12 gennaio. Le scuole in base alla proposta leghista non potranno che accoglierlo a partire dal settembre successivo. Il giovane avrà dunque tutto il tempo di passare le sue giornate per strada, nelle piazze, senza fare nulla, magari avvicinandosi a quelle attività illecite che popolano le strade delle nostre citta’. Un bel modo per prevenire delinquenza e fenomeni di esclusione!
2)l’ordine del giorno leghista prevede "la creazione di percorsi educativi per gli stranieri sui seguenti argomenti: a) comprensione dei diritti e doveri (rispetto per gli altri, tolleranza, lealtà, rispetto della legge del paese accogliente); b) sostegno alla vita democratica; c) interdipendenza mondiale; d) rispetto di tradizioni territoriali e regionali del Paese accogliente, senza etnocentrismi; e) rispetto per la diversità morale e cultura religiosa del paese accogliente."
Forse la Lega ed il centrodestra sono convinti che queste “materie” servano solo agli immigrati? E gli italiani? Pensiamo forse che i nostri ragazzi abbiano piena coscienza di diritti e doveri e siano naturalmente educati alla democrazia ed al rispetto della diversità?
3) Ancora l’ordine del giorno leghista prevede "l’istituzione delle classi ponte che consentano agli studenti stranieri che non superano le prove e i test di ingresso di frequentare corsi di apprendimento della lingua italiana, propedeutiche all'ingresso degli studenti stranieri nelle classi permanenti." Ecco è questa la misura che non ha senso e che crea una vera e concreta esclusione. Di sicuro è necessario supportare gli stranieri mediante un percorso di insegnamento ad hoc, ma questo deve avvenire in orario curricolare o extracurricolare, fatto salvo il pieno inserimento dello studente straniero in una classe italiana. La scuola non è solo luogo in cui vengono forniti agli allievi nozioni, ma è un luogo di socialità, di amicizia, di comunità, dove è opportuno che lo straniero si senta accolto e sia in grado di sperimentare, anche se con difficoltà, i meccanismi di funzionamento della nostra società e della nostra cultura.
4) l’ordine del giorno impegna, infine, il Governo anche a "prevedere l'eventuale maggiore fabbisogno di personale docente da assegnare a tali classi, inserendolo nel prossimo programma triennale delle assunzioni di personale docente". Peccato che si sia dimenticato dell’aggiornamento e della formazione degli insegnanti, dimenticando che l’insegnamento dell’italiano come seconda lingua o come lingua straniera richiede competenze specifiche di cui non tutti i docenti sono in possesso.
Per concludere qualche controproposta. L’idea di fondo è quella di mobilitare l’intera comunità nazionale per l’integrazione e l’intercultura. Lo strumento potrebbe essere un grande piano nazionale di integrazione, in tutte le scuole di ordine e grado, in particolare concentrato nella scuola dell’obbligo. Tempo fa nelle scuole italiane venne introdotto Lupo Alberto per l’educazione alla sessualità…oggi non possiamo ripescare qualche moderno beniamino dei giovanissimi e lanciare una vasta campagna mediatica? E ancora formazione di insegnanti specializzati, potenziamento dello strumento della mediazione culturale, potenziamento in tutte le scuole dell’educazione ai diritti, ai doveri alla democrazia e all’intercultura (per “vecchi” e “nuovi” giovani italiani!), sensibilizzazione all’accoglienza e alla diversità mediante apposite campagne. Sono solo alcune delle idee che tante istituzioni scolastiche hanno nel loro piccolo gia’ sperimentato e che devono diventare un patrimonio di tutto il Paese. Dimenticando le proposte leghiste, ancora troppo ancorate all’ideologia e prive di buon senso.

Paolo Giacon

15 ottobre 2008

Ennesimo rinvio: che tristezza! Eppure è tempo di reagire.

Le notizie da Roma arrivano frammentarie, come sempre d'altronde. Sembra però sempre più chiaro, praticamente certo, che si andrà a primarie il 22 novembre. Il grande appuntamento costitutivo dei Giovani Democratici, inizialmente fissato per il 20 marzo scorso, poi slittato all'11 aprile, poi rinviato per un motivo o per l'altro fino al 17-18 ottobre, slitta ancora fino alla seconda metà di novembre. Che rinvio ci sarebbe stato era chiaro: i quattro candidati alla segreteria nazionale avevano infatti richiesto uno slittamento, poiché alcuni di essi non erano stati in grado di preparare adeguatamente la campagna elettorale, a causa della ristrettezza dei tempi. Ma ci si aspettava un rinvio di qualche settimana, alla prima data utile, vale a dire al 7-8 ottobre. Ed invece, l'ennesima sorpresa: slittamento di più di un mese. Questo risulta particolarmente umiliante per chi è da perlomeno sette mesi che lavora intensamente e con passione per preparare questo appuntamento, che viene poi continuamente rinviato. Per chi aveva già preparato tutto, aveva deciso i seggi dove votare, stampato alcuni volantini, stabilito come stampare le schede elettorali.
Per chi era pronto, anche emotivamente, per una grande giornata di democrazia e partecipazione. Ed invece niente, ancora più di un mese di attesa, aspettando l'ennesimo rinvio. Sia chiaro, non ce l'ho con Dario Marini e Giulia Innocenzi, i due candidati "outsider" che hanno richiesto il rinvio: dal loro punto di vista era in effetti necessario che ci fosse un minimo di dibattito in più prima di votare, dato che il termine per le candidature era scaduto soltanto il 3 ottobre (e prima di quella data la loro principale occupazione era stata quella di raccogliere le firme).
Ce l'ho col modo in cui lavorano i Giovani Democratici a Roma, che pensano più a dividersi che a lavorare insieme, più alla correnti che al progetto, più alla loro "poltroncina" che al lavoro sul territorio. E' colpa di questo paradossale CPN (Comitato Promotore Nazionale), nato da una lottizzazione di correnti del partito, totalmente Roma-centrico nella composizione, la responsabilità principale del fallimento delle primarie.
Qui, in Veneto ed a Padova, non è andata così. E' vero che anche qui ci sono diverse sensibilità e divisioni, ma prima di tutto c'è stato un intenso lavoro sul territorio, che ha permesso, ad Abano come a Conselve, a Cittadella come a Este, di creare gruppi forti di Giovani Democratici, pronti dal 23 novembre a lavorare insieme. Io, come tanti altri Giovani Democratici di Padova, preferisco organizzare una festa democratica, od un'iniziativa, o coinvolgere persone nuove, piuttosto che stare chiuso in una stanza a con qualche big locale a cercare il suo appoggio.
La verità è che noi a Padova eravamo pronti, è da marzo che siamo pronti. A Roma non lo sono mai.
Penseremo a mente fredda a come rispondere in concreto a questa decisione romana, ma intanto mi preme lanciare un appello: non molliamo!!! Non diamogliela vinta a chi vuole trasformare i GD in una appendice esecutiva del partito, in un "mercato delle vacche" fra le correnti.
Ora più che mai è tempo di reagire.


Matteo Corbo

14 ottobre 2008

Terzo numero de "La Spina"

In questi giorni di frenetica campagna elettorale per le primarie dei Giovani Democratici, ci siamo presi il lusso di scrivere alcuni fogli.

A volte è utile fissare le proprie idee su carta: leggere e rileggere, confrontarsi e condividere una base programmatica. I nostri pezzi dovrebbero concludersi con tre puntini; ogni nostra parola ha bisogno di una continuazione, di uno stimolo esterno. Siamo pronti a contaminarci con chiunque volesse arricchire il nostro progetto: giovani lavoratori, studenti delle scuole superiori o universitari, ragazze e ragazzi di ogni parte della Provincia: da Camposampiero a Vigonza, da Cittadella a Monselice.
“La Spina” per essere sempre in contatto con una società così dinamica da far apparire, troppo spesso, la politica come un pesante dinosauro.



Se volete ricevere questo o i precedenti numeri de "La Spina" non esitate a scrivere a democountry@gmail.com




11 ottobre 2008

Rinvio delle primarie dei Giovani Democratici

Le primarie dei Giovani Democratici, inizialmente fissate per i giorni 17 e 18 di ottobre, sono state rinviate a causa di una richiesta di alcuni candidati alla segreteria nazionale, i quali sostenevano di non avere avuto il tempo necessario per poter preparare la propria campagna elettorale. Il coordinamento nazionale del Partito Democratico si riunirà martedì per fissare le nuove date, che però saranno molto probabilmente i giorni 7 ed 8 novembre. Non appena arriverò la notizia definitiva, con tutte le informazioni necessarie, inseriremo immediatamente un nuovo post sul blog.
Lancio intanto però un appello a tutti i candidati ed alle persone che li stanno sostendendo: non fermiamoci! So che sarà inevitabile un certo scoramento dopo questa inattesa novità, ma l'azione politica per un partito e per un'organizzazione giovanile diversi deve assolutamente continuare.
E quindi continuiamo a raccogliere le firme, a preparare la campagna elettorale, a coinvolgere persone nuove.
Novembre arriverà presto, facciamoci trovare preparati.
Soltanto così questa lunga battaglia per il cambiamento potrà essere giocata e vinta.

10 ottobre 2008

Da Europa del 4-10-08

Fin dall'età della pietra, la poitica delle organizzazioni giovanili dei partiti è stata la parodia di quella dei grandi. Sicché, quando una ventiquattrenne radicale cresciuta alla politica da Marco Cappato si è candidata alle primarie già prenotate da un paio di young democrats di provata fede, si è potuto scrivere che alla parodia dello scontro fra i nipotini di D'Alema, Veltroni e Rutelli si aggiungeva anche la pronipote di Pannella. In effetti, lo schema entrista dei giovani radicali ricalcava quello già tentato due estati fa dal capostipite, quando invano Pannella cercò di infilarsi nelle primarie degli adulti poi vinte da Veltroni. Giulia Innocenzi ha avuto più fortuna e adesso pare avere le carte in regola per contendere la leadership dei piccoli al più quotato Fausto Raciti e agli altri candidati, Dario Marini e il delegato giovanile di Rosy Bindi, Salvatore Bruno.
Se in queste righe si avverte un tono leggero è solo perché i giovani devono sapere che la parodia è appunto un genere letterario un passo prima della farsa: possono quindi prenderla con un po' di spirito, atteggiamento che non sempre avverte chi li frequenta o li sfiora. Detto questo, la vicenda è invece serissima: perché coin- volge passioni sincere; e perché a noi pare decisiva per capire se esisterà un Pd dopo questo Pd, e come sarà.
Proprio i radicali e la loro bionda candidata luissina tornano utili come cartina di tornasole.
Un po' per antipatia innata, un po' per amore delle regole, un po' per ragionata avversione politica, molti adulti del Pd considerano grave l'incursione teleguidata da Cappato e rivendicano il rispetto della norma che avrebbe dovuto tener fuori dalle primarie giovanili chi non è cresciuto nel cortile di casa.
Niente contro la Innocenzi, molto contro l'abitudine radicale di volersi infilare (a tanti la vicenda delle elezioni politiche non è ancora andata giù). C'è chi dice che' stanno entrando nel Pd senza dichiararlo e pagare dazio, e c'è chi dice al contrario che siccome non stanno entrando nel Pd (infatti tengono il proprio apparato intatto) non dovrebbero cercare di condizionarne la vita interna. Si prescinde in genere dal valutare nel concreto come procede l'esperienza dell'alleanza, che in parlamento e in molte amministrazioni locali vede democratici e radicali procedere d'intesa. Il punto che vorremmo sollevare è però che queste valutazioni importanti nel giudicare l'alleanza fra adulti - dovrebbero essere abbandonate nel momento in cui la parola passa alle generazioni del Pd futuro. Attenzione, perché si parla adesso di radicali ma il discorso varrebbe per giovani socialisti, cattolici, liberali, e soprattutto per la gran massa dei nati alla politica nell'epoca dell'Ulivo (non necessariamente nell'Ulivo), quindi fuori dalle esperienze politiche classiche. Bisognerebbe lasciare che i ragazzi facciano ciò che è impossibile chiedere agli adulti: che si battano e si sbattano per far vivere un partito democratico vergine, alimentato dalla loro esperienza e non costretto negli schemi delle appartenenze precedenti.
Ci spiegano che è utopia, o ingenuità, perché ognuno di questi ventenni risponde a un capocordata secondo logica di cooptazione. Sospettiamo che sia vero, anche se parodistico. Ma semmai questi ragazzi andranno a girare per scuole e quartieri chiedendo voti e consensi, scopriranno che non è nel nome di quel capocordata che li conquisteranno. Più facile spendersi la faccia propria, e fare massa critica con un patto generazionale orizzontale. Se la Innocenzi riesce dove Pannella ha fallito, è perché l'universo giovanile non comprenderebbe un'esclusione che apparve invece perfettamente comprensibile (la si condividesse o meno) nei confronti di quell'elefante della politica italiana che è il leader, radicale. Applicate lo stesso metodo alla dialettica fra i nipotini di Veltroni e D'Alema, e magicamente vedrete sfarinarsi i macigni che rendono la vita interna del Pd così bloccata, e lontana dalla realtà del paese.


Stefano Minichini

9 ottobre 2008

Api folli

Bernard Mandeville, medico, economista e filosofo inglese vissuto a cavallo tra il XVI e il XVII secolo, raccontava la storia di un alveare in cui ogni ape, guidata dall'egoismo, lavorava per sé e tutte le api forti e giovani non si curavano di quelle vecchie e malate, che morivano, facendo sì che l'alveare fosse efficiente e florido. Un giorno però arrivò un ape che predicava l'altruismo e l'uguaglianza, così le api cominciarono a prendersi cura l'una dell'altra, quando poi arrivò l'inverno non avendo abbastanza scorte tutte le api morirono.
Questa favola è stata da sempre considerata come un'ottima semplificazione del pensiero liberista: coltivare l'interesse personale porta al benessere dell'intera società.

Ho letto il discorso fatto a Toulon il 25 settembre da Nicolas Sarkozy.

Il presidente è intervenuto per parlare riguardo alla crisi economica che sta sconvolgendo tutto il mondo. Mi hanno colpito molto alcune espressioni incisive che lui ha indirizzato verso l'idea di mercato "deregolarizzato". Dice Sarkozy:

"La génération qui avait vaincu le communisme avait rêvé d'un monde, où la Démocratie et le marché résoudraient tous les problèmes de l'humanité. Elle avait rêvé d'une mondialisation heureuse qui vaincrait la pauvreté et la guerre.
Ce rêve a commencé à devenir réalité : les frontières se sont ouvertes, des millions d'hommes ont été arrachés à la misère, mais le rêve s'est brisé sur le retour des fondamentalismes religieux, des nationalismes, des revendications identitaires, sur le terrorisme, les dumpings, les délocalisations, les dérives de la finance globale, les risques écologiques, l'épuisement annoncé des ressources naturelles, les émeutes de la faim .
Une certaine idée de la mondialisation s'achève avec la fin d'un capitalisme financier qui avait imposé sa logique à toute l'économie et avait contribué à la pervertir. L'idée de la toute puissance du marché qui ne devait être contrarié par aucune règle, par aucune intervention politique, était une idée folle.

L'idée que les marchés ont toujours raison était une idée folle
."

"Questo sogno ha cominciato a divenire realtà: le frontiere si sono aperte, milioni di uomini sono stati sottratti alla miseria, ma il sogno si è infranto sul ritorno dei fondamentalismi religiosi, dei nazionalismi, delle rivendicazioni identitarie, sul terrorismo, i dumpings, le delocalizzazioni, le derive della finanza globale, i rischi ecologici, il termine annunciato delle risorse naturali, i moti della fame.
Una certa idea di mondializzazione si raggiunge con la fine di un capitalismo finanziario che aveva imposto la sua logica a tutta l'economia e aveva contribuito a pervertirla.
L'idea dell'onnipotenza del mercato che non doveva essere contraddetto da alcuna regola, da alcun intervento politico, era un'idea folle.

L'idea che i mercati hanno sempre ragione era un'idea folle"

Tralasciando il grossolano errore storico che Sarkozy commette nel descrivere la fine del comunismo come una vittoria dell'occidente, è inevitabile pensare, leggendo queste righe, al nostro beneamato (mica tanto) governo, al ministro Giulio Tremonti, una volta paladino della cosiddetta "deregulation" e che ora, mutando la pelle, senza tanto rumore è passato dalla parte di chi una volta contestava, dando prova di incoerenza e opportunismo, o al cavaliere Berlusconi, che nelle sue dichiarazioni non accenna neppure all'idea che possa essere il sistema ad essere sbagliato, ma parla solo di qualche mascalzone che va punito.
La finanza creativa ha dimostrato di essere fallimentare e devastante per l'economia del mondo occidentale, non è bastato il 1929 a dimostrarlo, ci siamo ricaduti dagli anni '70 fino ad ora: lo stato deve continuare a impicciarsi dell'economia solo quando gli interessi dei potenti rischiano di fare una brutta fine (e con loro, purtroppo, anche i soldi di tanti piccoli risparmiatori).
Ecco Mandeville che si scioglie al sole e le sue api che non si sono mai preoccupate dell'alveare e ora pretendono di prendersi il miele, volano sempre più a fatica. Il liberismo sfrenato invece di produrre ottimo miele ha stecchito pure le api più sane e forti.
Eppure chi ieri sosteneva "idee folli" si trova ora al potere, dovendo gestire una situazione tragica creata dalle sue stesse idee e con ipocrita faccia tosta parla di singoli malfattori, dimostrando di non aver capito (o fingendo di non aver capito) un tubo di cosa sta succedendo nel mondo, oppure (e parlo del presidente francese), con ancora più faccia tosta assegna queste idee a un'indefinibile entità terza , a un'idea diffusa, che non si sa bene a chi attribuire. Beh facciamoli i nomi, diciamo pure che a portare a questa crisi sono state le destre, in primo luogo la Tatcher, Reagan, Bush senior, nel nostro piccolo Berlusconi e la sua conventicola. E monsieur Sarkozy di sicuro non può chiamarsene tanto fuori.
Grazie a loro il mondo finanziario ha agito sempre come se fosse slegato dal mondo produttivo, condividendo con esso solo la sua crisi e non il suo fiorire portato da operazioni prive di garanzia alcuna, in una realtà in cui è mille volte più conveniente intraprendere azioni finanziarie che produttive, le prime praticamennte a costo 0, le seconde tassate spesso oltre il 50%.
Quando, invece, il governo Prodi si azzardò a proporre di tassare le rendite finanziarie al 20% si creò un putiferio e invece questa crisi dimostra che ancora una volta il professore ci aveva visto lungo, ma nessuno renderà merito alla sinistra.

Ora le destre metteranno per un po' Mandeville nel cassetto per ritirarlo fuori tra qualche anno, giusto il tempo di farci pagare le conseguenze delle loro idee folli.


Giovanni Venturelli
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